Cose stupide


mentecorpo 
 
Non conto le sigarette che fumo, altrimenti mi innervosirei e fumerei di più (Zdenek Zeman).
 
Fumo troppo. Considerato che fumare fa male, anche una al giorno sarebbe troppo, d’accordo. Però io fumo tanto davvero, da quando sono stato lasciato fumo sempre di più, come se la mia carenza d’affetto la compensassi con la nicotina, anche se chiunque abbia un minimo erudimento di psicologia sa che si tende a buttarsi sui dolci, sugli zuccheri. Non so che dire, sono fatto male, mi sono buttato sulle sigarette, fumo come un turco, mi verrà una voce alla Marilyn Manson, che magari mi apre anche un mercato con le donne sataniste.
Razionalmente è una cosa stupida, ne sono consapevole, ma il fatto che mentre lo scrivo mi sto accendendo un’altra sigaretta la dice lunga su quanto poco la razionalità riesca ad influenzare questa cosa.
 
Prendo dunque atto che di cose stupide se ne fanno, però ieri dovevo proprio evitare. Spiego: come avevo supposto, e maledette siano le profezie autoavveranti (vero Sil?), mi arriva un messaggio di condoglianze della ex fidanzata, e la mia razionalità in un amen va a farsi benedire: perchè razionalmente una persona, davanti ad una morte e ad una persona che gli fa le condoglianze, risponde: "Grazie", indipendentemente da chi sia il mittente. Invece no, sarà che il suo messaggio conteneva anche una frase tipo: "se hai bisogno chiamami tanto non ho impegni", come se fosse un’amica che non vedo da qualche tempo, come se ci fossimo lasciati consensualmente ripromettendoci di rimanere comunque buoni amici, comunque, ma le pare che se ho bisogno di parlare con qualcuno chiamo lei? Piuttosto andrei a casa di Hannibal Leckter senza museruola per confidarmi con lui, obiettivamente. Ecco, per cui questa cosa mi ha mandato in bestia e, d’istinto, ho sparato una rispostaccia senza insulti, ma molto sgarbata, il cui concetto era che non credevo alla sincerità del suo dispiacere e pertanto non accettavo le sue condoglianze. Ho rotto quell’ipocrisia che regna attorno alla morte, che pare debba stare al di sopra di ogni cosa, la stessa che quando muore l’ultimo degli stronzi che sta sulle palle a tutti fa dire comunque: "era un bravo ragazzo".
 
Si, ma allora la mia non è stata una cosa stupida? Si, lo è stata perchè subito dopo aver agito così, d’istinto, ho iniziato ad agitarmi, ad avere le palpitazioni, come se l’avessi uccisa. E che sarà mai, un messaggio? Al massimo avrà pensato: "ecco, che stronzo, io volevo essere gentile", ma non era quello il problema, non era la sua possibile reazione a farmi soffrire. Era il fatto che questo mio agire ha dimostrato a me stesso quanto sia ancora lontano dall’avere superato la questione, quanto la catarsi sia ancora allo stato embrionale, superficiale. In fondo all’animo covo ancora un rancore e un’aggressività che alla prima occasione le ho mostrato ferocemente.
E poi avvertivo anche un senso di colpa per aver usato la morte della nonna come un appiglio per attaccarla. Io della morte ho molto rispetto, in quanto un ateo la vive con una disperazione definitiva, la sofferenza non è mitigata dalla speranza che sia andata in un luogo migliore, che la sua anima avrà vita eterna; ha cessato d’esistere, punto. Per cui nel mio ateismo la vivo comunque con della sacralità. Paradosso.
Però obiettivamente questa è stata la prima occasione che mi ha offerto per gettarle addosso parte del mio veleno, per farle capire quel vaffanculo rimastomi in gola nel momento in cui mi ha lasciato. E l’ho sfruttata, cinicamente, rompendo l’ipocrita tregua che una morte imporrebbe. Sarà che ero irritato dal fatto che un mio collega le ha parlato e, ovviamente, mi ha raccontato un sacco di cose, quanto è ingrassata (allora è vero, me l’han già detto in troppi), che le dispiace per come sia finita tra di noi, che si è fidanzata con quella persona dalla fluente chioma e dalla moralità limpida, anzi, cristallina (come si chiama sta figura retorica, accidenti, non è un eufemismo), come se non lo sapessi. Cioè, pare che faccia apposta ad andare a parlare con tutta la gente che mi conosce per farmi sapere le cose, per farmi soffrire. E allora poi, se subisco un lutto, è inutile che mi mandi le condoglianze, al massimo le vada a dire a qualche mio collega così poi lui me le riferisce.
Però era un’occasione per mostrare la mia superiorità nei suoi confronti, il mio stile, un "Grazie", bastava quello, accidenti. Un’ode all’ipocrisia, per tornare al post di qualche giorno fa. E’ così, a volte, spesso invero, serve. Qui, ad esempio, sarebbe servita.  
About these ads
Questa voce è stata pubblicata in Elucubrando la vita nonostante. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...